Opere di Riccardo Perale
 

Riccardo Perale. Oltre il visibile

Autore: Enrico Gusella, Critico d'arte
Fonte: dalla pubblicazione "Vapore d'acqua"

Guardare le città può dare uno speciale piacere, per quanto banale possa essere ciò che si vede. Come un'architettura, una città è una costruzione nello spazio, ma di scala enorme, un artefatto che è possibile percepire soltanto nel corso di lunghi periodi di tempo.

Kevin Lynch

Rappresentare una città e i propri caratteri è un'operazione spesso complessa, espressione sia di una profonda sensibilità sia di una capacità analitica che prende corpo attraverso forme e configurazioni che mirano a creare un quadro il più originale possibile. E' quanto sviluppa, sotto profili diversi, Riccardo Perale, mediante una ricerca fotografica fondata, soprattutto, su di un oggetto assolutamente singolare come può essere un vaporetto, attorno al quale, però, sorgono e fluiscono visioni incantate, superfici e linee ora accese, ora abbandonate, fondate sulla concettualizzazione di forme e di cromie che diventano altro rispetto a un contesto, all'origine dello scatto e di una prima percezione.

Riccardo Perale rappresenta così una realtà costituita da una sorta di musicalità cromatica che rifrange lo scorrere dell'acqua, il galleggiamento di forme, o il senso di un movimento continuo dove segni e squarci di luce si dissolvono per poi riapparire e ripresentarsi in tutta la loro forza ed energia, come presenze che si aprono alla città quale centro del mondo.

Ma è tra astrazione e figurazione che muove e si sviluppa l'indagine di Perale, secondo stilemi complessi, fondati su accesi cromatismi, scie di colore che si dileguano nell'acqua, e si stagliano lungo e dentro i palazzi veneziani. L'effetto che Perale impone all'oggetto, risulta essere rappresentazione di velocità e sequenzialità, dinamismo e movimento, luminosità ed energia. Ne scaturisce un percorso avvincente, costruito sul gioco delle rifrazioni e delle configurazioni, sulle corrispondenze dei ritmi spaziali che diventano anche luoghi temporali, e che acquistano ,da un lato, differenti strutture e, dall'altro, puntano al cuore dei tratti cromatici, alle molteplici pulsazioni con cui si animano gli oggetti in movimento. Nelle immagini di Perale si assiste così ad una sorta di pittura digitale, dove la manipolazione del colore tecnologico determina forme ambigue, impressionate dal linguaggio virtuale attraverso un processo di trascolorazione che determina ritmi fantasmagorici, echi cromatici. E' attraverso i colori che il fotografo scolpisce l'oggetto, radiografando l'immagine secondo una scomposizione/ricomposizione delle forme, alla cui fonte sono proprio le porzioni di colore, elaborate e ritradotte, contestualizzate e poi di nuovo riaggregate in maniera tale da dar luogo a nuove composizioni, a stratificazioni che sovrapponendosi e intersecandosi costituiscono il nuovo oggetto, formulano l'altro paesaggio.

Un esempio calzante, in questo senso, è costituito proprio dalla serie di vaporetti che, grazie all'effetto ottico scaturito dalle sottrazioni/addizioni di colore, risultano sovrapposti uno sopra l'altro: sono così il bianco sul nero, il giallo in corrispondenza del rosso, secondo una sequenza intermittente di rinvii e di rimandi, di vuoti e pieni, di presenze e assenze. In quest'ottica Perale concettualizza l'immagine, rendendola altro rispetto alla propria identità, insistendo su di una cognizione persuasiva che affonda ora nell'acqua, ora in abbagli di luce, che producono stilemi divisionisti, elementi propri di un pointillisme, un clichè pittorico il cui richiamo vola ai grandi «ismi», con macchie di colore che creano luoghi fantastici e architetture sorprendenti. E dove l'oggetto, ovvero il vaporetto, è solo il pretesto per una costruzione formale dell'opera, tesa a vivere nella complessità delle forme dalle quali emerge il carattere e la forza dell'immagine stessa. Un'immagine «infedele», che diventa altro ancora rispetto all'originaria figura, tale da sfociare in una configurazione astratta. Così sotto il ponte di Rialto sono le striature di colore rosso, giallo e bianco a dettare i limiti e i caratteri dell'immagine, tesi a costituire masse voluminose che danno corpo a cromie esplosive, forze magnetiche, e il cui movimento naviga a velocità supersonica. E' questo il codice di Perale, che si estende oltre la forma per investire un mondo più ampio, fatto di suoni e impressioni, vibrazioni percettive ma, anche, del carattere cognitivo teso a delineare un'operazione, prima ancora che estetica, di natura scientifica. E, certamente, gran parte della forza delle immagini di Perale, risiede nella capacità analitico-immaginativa, meglio ancora generativa, di costruire l'immagine, utilizzando il segno cromatico per costruire la forma completa(?) o, meglio, imperfetta, «infedele», appunto, in quanto tesa a fornire una parziale rappresentazione di una realtà, già, invece, costruita concettualmente. Proprio in questo senso, l'opera e la ricerca di Perale sono l'espressione di una semiosi del dettaglio dentro cui l'oggetto scandagliato diventa altro non solo rispetto al tutto ma, anche, relativamente al contesto che lo coinvolge e lo determina. Lungo questa direzione giocano un ruolo assai significativo il ritmo, il movimento e la velocità, che scandiscono le immagini secondo una sequenza temporale in grado di strutturare le forme, rendendole visibili oltre l'informe. E quale complemento sono anche la trasparenza e gli effetti di luce, due aspetti dentro cui si strutturano le immagini che traggono consistenza da uno sguardo rivolto lontano, in un altro tempo ancora. La camera oscura, del resto, altro non fu che una macchina capace di replicare automaticamente quel sistema di rappresentazione - elaborato concettualmente nel De Pictura (1433) da Leon Battista Alberti - definito «prospettiva rinascimentale». E, sull'idea di una prospettiva come forma simbolica, quale visione del mondo, una Weltanschauung, appunto, in grado di creare un fil rouge teso a legare le attuali fotocamere digitali al sistema prospettico rinascimentale, muove anche la ricerca di Perale che, focalizzandosi sul mezzo, coinvolge contemporanemente palazzi, architetture, e le configurazioni di una città dentro cui si rispecchiano non solo gli oggetti - i vaporetti, per l'appunto, che sono il pretesto della rappresentazione e dell'atto fotografico -, quanto la complessità delle forme che, nella loro ambiguità, risultano riconoscibili, e che sono, di fatto, il testo concreto su cui generare e ricostruire un'immagine da rendere fedele, reale, attorno a cui ricondurre un segno o, meglio, quei segni che appaiono ai occhi nostri esteticamente belli, se non addirittura sublimi. Termini assolutamente pertinenti a un desiderio di riconoscibilità di un luogo, a quel carattere affettivo/emozionale entro cui dirigere non solo pulsioni, quanto e, soprattutto, visioni. La visione trasparente, certo, che si staglia di palazzo in palazzo, recuperando simboli, investendo anche i ricordi, per metamorfizzare uno spazio in maniera tale da renderlo scenico, il luogo deputato, alla cui base è la luce intensa, accesa e folgorante. Sì, quasi una folgorazione risultano essere i palazzi che si rifrangono sull'acqua, il Canal Grande che diventa la quinta scenografica, di cui Perale risulta essere il principale attore ma soprattutto il regista, secondo una forma grotowskiana del testo, ora visivo, ora sonoro, in quanto è chiaro che sull'acqua non vive solo l'immagine della città ma, anche, i suoni, i rumori e i fragori che la rendono reale e ideale. E' questa l'ulteriore cifra, l'altro carattere ancora, su cui Perale investe la città e dove con efficacia focalizza il proprio occhio, la cui percezione si spinge ben oltre l'oggetto, per affondare dentro. E, infine, altrettanto singolare delle opere di Perale sono le impronte, «digitali», appunto, impresse «concretamente», per come sono rappresentate, tanto sull'acqua che sulla pellicola fotografica, quale forza e potenza della rappresentazione e della generazione di un'immagine tesa a sublimare l'intensità cromatica per diventare, appunto, composizione concreta.

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Riccardo Perale
biografia
Riccardo Perale, nato a Venezia nel 1946, vive a Padova...
Dicono di lui
Riccardo Perale è un fotografo che va oltre: non corregge, banalmente, i presunti difetti dell'originale, vuole scavarci dentro.

P. Coltro
 
HCE Web Agency

Questo sito si occupa della promozione e vendita delle opere di Riccardo Perale: quadri per arredamento, fotografie di Venezia, foto artistiche/fotografie d'arte, quadri moderni, disponibili in tiratura limitata.