Opere di Riccardo Perale
 

E Venezia trascolora

Autore: Paolo Coltro
Fonte: Il Mattino di Padova

Come se la fotografia non bastasse più: oltre, oltre, sull’onda di linguaggi inventati, uno sull’altro, incalzanti. In bilico cinetico sullo scroscio prorompente delle nuove espressioni, guardando poco indietro e molto avanti, con l’ansia di un limite da superare, con la spina della ricerca che punge, immersi in un frullatore concettuale che si distende in caleidoscopio, e diventa distinguibile nei suoi elementi prima confusi. Dentro il frullatore, girano a velocità diverse le particelle, che sono idee, concetti, ma anche parole, atti. Sono: fotografia, colore, arte, tecnica e tecnologia, ordine e disordine, caso, scienza, istinto, sensazioni, estetica. Frullate, frullate, ma con la coscienza dell’immaginazione: cosa salterà fuori?  Intanto, delle immagini. In origine catturate con un apparecchio fotografico. Fotografie, quindi, come quelle che si fanno vedere in questi giorni al Telecom Centre di San Salvador a Venezia, con un primo efficace colpo d’occhio: la bellezza statica di un chiostro di bianchi e di grigi riceve la scossa di esplosioni colorate, guizzi visivi, punture di adrenalina dentro la quiete. E poi Venezia dentro Venezia, in un gioco di rimandi da percorrere avanti e indietro: la mostra è stata battezzata «Vapore d’acqua» e parla (parla? canta, sussurra, grida, o narra silente) di vaporetti. Voi siete appena scesi da uno di quei vaporetti, distratti o consapevoli di quello che sono, di come ci si sta sopra, di come viaggiano. Poi guardate le fotografie e il mondo-vaporetto vi si sfrangia, tutto cambiato, stravolto, una realtà diventa un’altra realtà, e urge il paragone tra il mondo vero e il mondo nuovo. Spontanea, incomprimibile l’unica domanda che vi fate: possibile?  Riccardo Perale è l’autore del mondo nuovo. E’ lui il frullatore. Ma prima è fotografo, e prima ancora radiologo: uno che ha un rapporto profondo con l’immagine. Meglio: con il concetto di immagine, perché anche una radiografia è una rappresentazione speciale della realtà. Sarà bene spiegare che foto fa: da immagini «normali» della sua Venezia (Canal Grande, vaporetti; come passeggero o magari dalla finestra di casa) trascende e trasfigura, mettendoci davanti agli occhi colori inediti, forme cangianti, rivoluzioni di percezione.  E come? Oltre la fotografia c’è il digitale: che vuol dire possibilità di intervenire dopo e direttamente con il computer. Quasi banale, lo si fa da anni in cento contesti diversi, nell’industria della produzione d’immagini. Ma Riccardo Perale non è un’industria, resta un fotografo che va oltre. Non corregge, banalmente, i presunti difetti dell’originale, vuole scavarci dentro. Ecco: nel suo lavoro non traballa o si sfarina il concetto di originale, che altrove si squaglia come neve al sole. No: l’originale è l’àncora che resta, la base insostituibile, e non c’è variazione che lo annulli. Tutto quello che emerge nell’immagine definitiva è dentro l’originale. Per andarlo a cercare ci vuole la tecnologia, e Perale spiega. Un semplice programma di computer grafica, basato su un sistema a tre colori, red green blu. Ogni colore altro deriva dalla diversa combinazione di queste tre fonti. Se ne toglie una, e cambia tutto: la trasformazione è virtuale, ma esisteva come possibilità, non è inventata, è emersa. Il fotografo si tiene stretto l’originale, ma ora è al computer e la ricerca vuole dare un significato diverso a «quella» fotografia. Si va per tentativi, si cambia, si sperimenta e infine, ecco, la foto incontra la sua second life. Ma non può rinunciare al suo Dna di fotografia “classica”: la scelta della luce, del movimento, degli effetti imprigionati dallo scatto. La rigenerazione grafica si muove con loro, e sono loro ad indirizzarla. C’è una crisalide, e diventa farfalla.  Ma non è ancora finita, perché poi c’è la stampa. Dalla camera oscura (e anche lì si manipolava, si cambiava, si trasformava) a oggi le cose si sono meravigliosamente complicate. Tutto più facile, sembra, ma anche tutto più difficile.  Per esempio: dal sistema a tre colori si passa ad uno a quattro, a sei, a otto. I colori si devono cercare di nuovo, con altre combinazioni, perché restino gli stessi. Gli stampatori sono alchimisti, senza fumo né crogioli. Stampano su tutto: queste immagini, per esempio, spiega Perale, sono stampate su plexiglass. Ma non sulla prima superficie, quella che si tocca: su quella posteriore. Il che provoca effetti di luminosità inediti, e variazioni a seconda della fonte illuminante. Spiegazioni dovute, ma non conviene perdersi troppo in tecnicismi. Eccole lì le immagini, a raccontarci una visione diversa, fortemente contemporanea. Ben piantate nella fotografia, ma con fughe centrifughe verso i territori dell’arte. Pronte a far scaturire domande sui confini, sui limiti, sul valore delle definizioni.  In catalogo, Virginia Baradel, critico d’arte, mette scienza e coscienza in argomentazioni di sorprendente profondità: la leggete, e l’intreccio di tecnologia, pulsioni artistiche, realtà e sua riproduzione vi si dipana con chiarezza. Il parere di chi scrive è che in queste foto non c’è nulla di “pittorico”, nemmeno quando sembra: non per volontà dell’autore, non per il procedimento tecnico, e finalmente non per gli esiti. Un palazzo sul Canal Grande sembra dipinto da Seurat, «ai francesi che passano piace molto», dice Perale. Errorissimo, perché il pointillisme non esiste proprio, il computer segue altre strade, ma al nostro circuito occhio-cervello sembra di vedere Seurat. Perale medico si interroga: quanti modi ci sono di vedere: come vedono i piccioni, le mosche, i pipistrelli? Lui propone un modo altro anche per noi umani: che spinti dalla tecnologia, guidata, scopriamo la fantasia. E’ quindi appropriato definire queste immagini fantastiche.  Infine, l’unica cosa che conta veramente: il piacere estetico. Lo si prova, ondeggia in più e in meno dall’una all’altra, lo riconoscete dalla vibrazione silenziosa così diversa da quella dei telefonini, dall’impercettibile sospensione del fiato. Vi piaceranno. Uscendo, dentro di voi l’intrigo di una Venezia bellissima perché irreale; e attorno a voi la Venezia bellissima perché reale. Funziona.

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Riccardo Perale
biografia
Riccardo Perale, nato a Venezia nel 1946, vive a Padova...
Dicono di lui
La foto incontra la sua 'second life'.

P. Coltro
 
HCE Web Agency

Questo sito si occupa della promozione e vendita delle opere di Riccardo Perale: quadri per arredamento, fotografie di Venezia, foto artistiche/fotografie d'arte, quadri moderni, disponibili in tiratura limitata.